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Nel “mio” mondo lavorativo non si da peso alla giacca o al tailleur da istitutrice, conta l’essere originali e mostrare il proprio stile, ma in un mondo dove i colletti bianchi con i loro completi perfetti passano le giornate strozzati dalla cravatta anche il 15 di agosto sono convinta che l’introduzione del “Casual Friday” sia stato un modo per far sentire aria di week end a chi questo codice di abbigliamento lo vive come una sorta di divisa.
Il “Casual Friday” o “Dress-down Friday” o “Casual day” o come dovremmo dire noi senza avvalerci dell’uso delle parole inglesi “venerdì informale“, nasce in America nel periodo storico che va dalla fine degli anni 90 all’inizio degli anni 0 (cit. che prendo volentieri in prestito dalla scrittrice di cui sto leggendo il libro, ossia Alberta Marzotto), nel momento stesso in cui la rete comincia a muovere i suoi primi passi.
Si tratta di una sorta di deroga al dress code rigido da ufficio, il concedere un giorno in cui presentarsi in jeans e maglietta non sia considerato un disonore, ma un modo per arrivare meglio al tanto agognato week end.
Si sa, il venerdì è proprio il giorno in cui, nelle settimane di inferno, non si fa che sognare di avere ore libere da dedicare a qualsiasi tipo di attività o relazione.

Quindi: Buon venerdì a tuttiiiiii 🙂
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