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In un mondo dominato dall’uso della tecnologia per riprodurre ogni cosa, sono rimasta rapita dall’immenso lavoro che si nasconde dietro ad ogni singolo particolare…

Riporto fedelmente dal sito DiorMag:

«Ritenevo che, per la sua natura, questa Maison dovesse somigliare − in un’epoca dominata sempre più dalle macchine – più a un laboratorio artigianale che a una fabbrica modello», confidava Christian Dior nelle sue memorie. Prima ancora di fondare la sua Maison, il couturier pensava già che i mestieri nobili dell’artigianato fossero indissolubilmente legati alla haute couture. Sebbene siano grandi solo un terzo dei modelli originali, anche gli abiti in miniatura del Petit Théâtre Dior sono realizzati su tela nel rispetto della più pura tradizione della haute couture e richiedono la stessa precisione e attenzione degli abiti a grandezza naturale. Negli atelier, il tempo sembra essersi fermato; i ricami vengono eseguiti a mano, come nel XVIII secolo, e i fiori di seta nascono tra le dita di un artigiano con una precisione quasi botanica. Proprio come sul modello originale di Miss Dior immaginato nel 1949, anche sulla sua versione in miniatura, confezionata appositamente per la mostra, sbocciano bouquet di rose, gelsomini e lillà. Per raggiungere un tale risultato, gli artigiani perpetuano una tradizione rimasta invariata nel tempo; i petali in tessuto sono ritagliati a mano utilizzando delle fustelle, mentre la goffratura viene realizzata con uno strumento d’epoca che assicura una perfezione e un realismo sorprendenti. Fissati attorno a uno stelo in ottone, i petali diventano fiori tra le mani di fata degli artigiani esperti. I dettagli sono in miniatura, ma il savoir-faire resta grandioso, come testimonia lo spettacolare abito Mexique della collezione autunno-inverno 1951-1952 in tulle marrone ricamato con perle e paillettes d’oro e sottolineato da un nastro in velluto marrone scuro sul petto.”

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